Adunanza generale del CAI di Domodossola

Come segnalato sul Risveglio, i prossimi 6 e 7 settembre 2003 verra' commemorato con un raduno interregionale l'ottantesimo della fondazione dell'associazione alpini (ANA) di Domo. Augurando il migliore successo alla manifestazione, con adeguadata partecipazione anche domenica, vorrei ricordare che piu' di cinquant'anni prima veniva fondata la Sezione del CAI di Domodossola.
Alcune date per situare questo importante avvenimento, 1861 regno d'Italia, 1861-65 guerra di Secessione, 1865 Prima ascensione del Cervino, 1870 guerra Franco-Prussiana, censimento 1871 Trasquera 669 abitanti, 1873 Sezione di Milano del CAI (la quattordicesima), nel 1875 la Lira valeva 6500 volte l'ultima del 2001, 1879 Legge Coppino per l'istruzione elementare obbligatoria.
Quintino Sella, senatore del Regno, dopo l'ascensione al Monviso, aveva fondato il Club Alpino Italiano, sulla scia dell'Alpine Club di Londra. Associazione di 300 Nobili, ricchi borghesi, professionisti, che avevano sia i mezzi economici che il tempo libero per eseguire ascensioni sulle Alpi. Non ho statistiche italiane, ma 80 anni prima, al tempo della Rivoluzione, in Francia i nobili erano 200.000 su 26 milioni di abitanti, quasi l'un per cento della popolazione.
In questa fase iniziale dell'alpinismo organizzato, il turista, facoltoso, assoldava guide e portatori locali, tipicamente cacciatori di camosci, cercatori di cristalli e contrabbandieri, che conoscevano le vie impervie dei dirupi, e li accompagnavano su montagne fino a quel momento ritenute inaccesse. Nascevano le prime organizzazioni di guide, che nel periodo estivo potevano arrotondare il loro reddito rurale. E' il tempo del primo e secondo grado, gli attrezzi derivavavano da quelli usati nei lavori rurali, asce, chiodi con anelli che potete ancora trovare infissi nelle vecchie stalle.
Le corde erano di canapa, e le tragedie alpine, come il ritorno dal Cervino o il canalone Marinelli, facevano nascere nel pubblico la nozione dell' "Alpe Omicida".
Nel 1874 venne stampato il primo periodico del CAI, dal titolo "L'Alpinista", nel 1875 la seconda annata, e successivamente prese il nome, fino ai tempi recenti, di "Rivista mensile". Nel numero 9 del settembre del 1875, a pag 131, si racconta: La sezione di Domodossola fisso' tenere la sua adunata generale del corrente anno all'alpe di Veglia il giorno 22 agosto, col seguente programma: sabato 21 agosto Partenza da Domodossola per l'alpe di Veglio(con la "o"). Domenica 22 agosto, ore 10 antimeridiane Seduta della Sezione, letture e proposte. Ore 1 pomeridiana pranzo sociale, in seguito passeggiata nei dintorni. Si proposero diverse escursioni da compiersi nei giorni susseguenti, tra le quali le ascensioni al Monte Leone (metri 3,565), ed al Wasenhorn (metri 3,270).
L'illustrazione rappresenta la copertina, di colore verde grigiastro di questo periodico "Distribuito gratis ai soci del Club Alpino Italiano" (al pubblico, 40 centesimi a numero). La Sede Centrale era ovviamente a Torino. Per darvi un'idea della rarita', si considera normalmente che ad ogni generazione, il numero di copie in circolazione dimezzi per effetto di fuoco, acqua, topi, distruzione per cause varie. Dovrebbero percio' rimanere non piu' di 100 fascicoli, e ancora di meno con la copertina originaria, visto che normalmente le annate si rilegavano sacrificandola.
In questa data il CAI contava 3.240 soci, la sezione di Domodossola, la quinta ad essere fondata (dopo Torino, Aosta, Varallo e Agordo), 67 soci (su circa 2.000 abitanti), la sezione di Intra 117.
Lo Stoppani nel suo Bel Paese, nella serata settima dedicata al viaggio da Milano al Salto della Toce, avvenuto il 25 agosto 1870, raccontava di Domodossola imbandierata a festa per l'adunanza dei membri del Club alpino. I Fratelli Guglielmina costruivano il loro albergo sulla cima del Mottarone, detto il Righi delle Alpi, per il vasto panorama circolare.
Le relazione di scalate che si possono leggere sui rari Bollettini, sono monotone considerazioni sugli insetti che abitavano la paglia usata nei giacigli dei ricoveri di fortuna, sugli ometti messi nel percorso, sui gradini nel ghiaccio tagliati per ore dalle guide, sui biglietti da visita messi nella bottiglia scolata sulla cima, sulle osservazioni col barometro. Le illustrazioni, fatte con pesantissime macchine fotografiche a lastre di vetro, documentavano lo stato delle montagne, Vittorio Sella di Biella e' stato forse il fotografo piu' apprezzato.
Dopo 130 anni, il CAI conta ora 300.000 soci, l'arrampicata e' diventata attivita' ginnica, gli interessi economici per attrezzature e indotto turistico sono significativi.
Se queste note concise vi hanno interessato, per approfondire la conoscenza della storia dell'alpinismo, tra le migliaia di libri tecnici, guide turistiche, relazioni, racconti, ci si puo' riferire alla prestigiosa collana delle guide dei Monti d'Italia, edita dal CAI; oltre alla parte alpinistica vera e propria, hanno delle pagine dedicate alla storia, alla bibliografia, e riportano i nomi dei primi salitori, la data, e il percorso originario, qualche volta poi abbandonato per percorsi piu' sicuri. Per l'Ossola:
da lungo tempo esaurita, Silvio Saglio, Alpi Lepontine, TCI CAI, Milano, 1956.
Della famosa serie con rilegatura in tela verde "da Rifugio a Rifugio", ancora oggi utile all'escursionista e all'alpinismo fino al 2 grado. Renato Armelloni, Alpi Lepontine Sempione-Formazza-Vigezzo, CAI, 1986. Della famosa serie "Guida dei Monti d'Italia", esaurita la prima edizione, con la classica copertina in tela grigia, stato recentemente ristampato con copertina in plastica.
Sempre di Renato Armelloni, Andolla-Sempione, TCI CAI 1991.
Se poi la cosa vi appassiona, visitate il Museo sul Monte dei Cappuccini a Torino.
Sempre sullo stesso periodico poi, nel numero del luglio 1875, a pag 101, la piu' ampia: relazione dell'Escursione ufficiale al Motterone (con la "e") della Sezione Verbano in Intra, con rappresentate, oltre alla Sezione organizzatrice, le consorelle di Torino, Varallo, Milano e Domodossola; il numero degli accorrenti supero' la settantina.Si pernottava il 26 ai casolari Canale, alle Fonti, al Giardino, al Motterone, ecc. Numerosi fuochi di gioia illuminavano a tratti la montagna. Alle 4 antimeridiane del giorno 27 gran parte della comitiva era sulla cima, con un'atmosfera soddisfacente per ammirare il grandioso panorama, cosi' bene illustrato dal Bossoli. Dopo 7 ore di sosta sulla vetta, ebbe luogo il pranzo alle 12, sotto gli aceri della chiesuola di Sant'Eufrasia; il pranzo fu seguito da brindisi e da una poesia improvvisata per l'occasione dal socio sacerdote Giacomo Molinari. Queste notizie le abbiamo raccolte dal numero del 2 luglio del giornale la voce del Lago Maggiore.
Il famosissimo Bossoli aveva realizzato panorami in litografia di circa 20 cm per 4 metri, dal Monte dei Cappuccini a Torino, dal Mottarone e dal Monte San Salvatore a Lugano, allegati nei Bollettini dal 18 al 22. Qualche anno fa si vendevano a 500.000 lire l'uno. Una ventina d'anni fa quello del Mottarone fu ristampato in facsimile allegato a un libro sul Mottarone, a prezzo ben piu' accessibile.